FOOD FOREST ovvero “foreste di cibo”


Come trasformare i nostri boschi in supermercati dove procurarsi cibo, medicinali, integratori vitaminici, combustibile e tanto altro.
In una dimensione più piccola parliamo di giardini commestibili

disegno 3 ff

 

« Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.»
Bernardo di Chiaravalle

 

 

Cos’è una Food Forest?

Un sistema agricolo composto da  alberi, arbusti, cespugli, rampicanti, piante erbacee perenni da foglia e da radice, che producano frutti, foglie, fiori, radici, legna utilizzabili in cucina, in erboristeria o come alimento per i nostri animali. Riproducendo quanto fa la Natura, realizziamo boschi (o giardini) che diventeranno al più presto autosufficienti, assai produttivi ed estremamente belli.

Grigson ha sottolineato che nella foresta del Bastar (India) “non c’è mai stata carestia”; le tribù sono sempre riuscite a procurarsi il loro cibo utilizzando in modo ‘discreto’, senza quindi distruggere:

165 tra piante arbusti e arrampicanti,
31 piante i cui semi sono arrostiti e mangiati,
19 piante i cui radici e tuberi sono mangiati,
17 i cui succhi sono bevuti freschi o fermentati,
25 le cui foglie sono mangiate come verdure,
10 i cui petali sono cucinati come verdure,
63 i cui frutti sono mangiati acerbi, maturi, arrostiti o in salamoia,
5 specie di ficus che riforniscono di fichi gli abitanti della foresta

da: «Monocolture della mente» – Vandana Shiva

Anche i nostri nonni non avevano bisogno di integratori vitaminici o medicinali come noi oggigiorno. Perchè non recuperare la saggezza di questa gente che per millenni andava nei campi e nei boschi a procurarsi ciò di cui aveva bisogno per il proprio sostentamento?

E’ vero che le esigenze odierne sono diverse, ma buona parte di quanto necessitiamo la potremmo ritrovare nella natura intorno a noi.

Ripristiniamo queste foreste di cibo convertendo boschi monocolturali di conifere, piccoli terreni abbandonati, ritagli di terra di proprietà comunali non lottizzati, campi abbandonati, svincoli stradali, ecc.

Anche in una piccola superficie possiamo piantare frutti dimenticati, frutti antichi, ortaggi perenni, renderle molto produttive con il minimo sforzo e far sì che tutti possano accedervi e godere dei frutti della terra. Noi occidentali veniamo da una fase storica dove l’estetica era tutto. Forse è ora di smetterla di pensare a spendere risorse ed energia solo per questa e possiamo tornare a pensare anche alla produzione di cibo.

Diverse sono le motivazioni per le quali realizzare una Food Forest. Queste alcune emerse dai partecipanti durante i corsi:

Produzione cibo (vegetale/animale)
Produzione legna
Produzione officinali
Produzione ambiente/biodiversità
Fermare l’erosione
Trappola sostanza organica
Saperi – sapori
Bellezza  (orti medievali) – luogo interiore
Passeggiate / spazi ricreativi
Piazzole per tende
Didattica – Apprendimento
Orologio – calendario
Movida animale
Musica – suoni
Imparare ad aspettare
Sostanza organica
Legname da opera
Essere esempio/modello sociale
Banca dei semi
Recinzione
Microclima
Rete ecologica
Diversificazione del reddito
Recupero aree danneggiate
Giocare
Terapeutico
Ridurre il lavoro
Ossigenare il pianeta
Fare con le mani
Resilienza

Il modello di food forest proposto dal mondo anglosassone si focalizza prevalentemente sulla produzione di cibo, legname e alimenti per gli animali, spesso partendo, come nel caso di Martin Crawford, da piante esclusivamente esotiche.

Noi italiani partiamo dalle piante nostre, quelle autoctone, per poi arricchire con altre piante la nostra food forest. Qui alla Boa, abbiamo oltre 40 piante erbacee spontanee commestibili, senza contare quelle dell’orto. A queste poi andremo ad aggiungere quelle comprate in vivaio.

Di fondamentale importanza per noi sono anche gli aspetti immateriali quali la bellezza, la funzione terapeutica e ludica, la socializzazione e la didattica.

I sette livelli:

food forest 1 modificato

le sette ‘effe’:
farmaci
fuoco
fibra
food (cibo)
foraggio
fertilizzante
fun (divertimento)

 

produzione funghi 2
produzione di funghi da Martin Crawford

Le FOTO del giardino commestibile realizzato nei corsi del 2011 e 2012 a Pramaggiore.
Le FOTO dell’orto del contadino pigro.


Stefano Soldati: diplomato con lode in Erboristeria all’Università di Urbino; da quasi trenta anni si occupa di agricolture alternative. Da venti anni gira per il mondo insegnando agricoltura biologica, gestione aziendale e successivamente costruzioni con balle di paglia. É uno dei primi quattro italiani diplomati in Permacultura. È stato il primo presidente della Accademia Italiana di Permacultura. È docente presso la Scuola di Pratiche Sostenibili di Milano, presso l’Ecovillaggio GAIA a Navarro (Argentina) e presso il CAT in Galles (UK). Ha approfondito con Martin Crawford i metodi di progettazione. E’ stato il primo in Italia a tenere corsi sulla realizzazione di giardini commestibili e foreste di cibo; nel periodo 2011/2015 ne ha realizzati diciotto.